Continuano le attività del Progetto Storia. Nella primavera del 2011 sono stati tenuti diversi seminari sulla storia delle occupazioni italiane fra Otto e Novecento ” Italie coloniali. Storie, memorie, rappresentazioni”, organizzati dell’Istituto Storico di Modena e da MOXA con la collaborazione di ANMIG Modena, ANPI Modena, Associazione “Fratelli Ferengi”, Associazione HEWO-Modena, Casa delle culture di Modena, Addis Ababa University e col con il patrocinio del Comune di Modena.
Queste attività, che riprenderanno in autunno, si sono concluse l’8 giugno alla Casa delle Culture con l’ inaugurazione dello spazio ‘Memorie Coloniali’.
È l’avvio del Progetto, in parte finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, che nasce anche per consentire a Modena di continuare ad essere il centro propulsore di un progetto nazionale di recupero e condivisione della memoria coloniale.
Le precedenti iniziative, dalle mostre del 2007 all’ultima presentazione (novembre 2010) all’Istituto Italiano di cultura di Addis Abeba del catalogo Returning memories Pier Luigi Remaggi in Axum, 1935-36 hanno infatti dimostrato che attraverso la digitalizzazione di foto e documenti provenienti da archivi privati modenesi è stato possibile donare agli studiosi etiopi alcuni frammenti di un archivio a loro mancante di un passato comune per entrambe le nazioni (1935-1941) e proporre alla nostra città iniziative culturali di grande interesse. Si è iniziato così a costituire un fondo archivistico a disposizione degli studiosi, degli studenti e del pubblico etiope e italiano.
Proseguire con la raccolta e la digitalizzazione di altro materiale dell’epoca significa rendere Modena protagonista di un movimento per la “restituzione” (intesa come donazione di duplicati) dei numerosi archivi pubblici e privati presenti in Italia con il coinvolgimento di numerose Università, singoli studiosi, Istituzioni ed associazioni.
Il progetto prevede di donare copie digitali all’Università e all’Istituto Italiano di Cultura (IIC) di Addis Abeba e di aprire a Modena due archivi gemelli della Memoria Coloniale: all’Istituto Storico e alla Casa delle Culture.
Tutta la documentazione, insieme a saggi ed altro materiale, sarà poi inserita in un portale multimediale in Internet per stimolare e sviluppare studi e dibattiti a livello internazionale per favorire il lavoro storico congiunto.
Infine è previsto per l’autunno l’arrivo del primo dei due giovani ricercatori universitari etiopi, invitati dall’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e che potranno contribuire anche al lavoro di archiviazione e digitalizzazione.
OBIETTIVI Il progetto “Returning and Sharing Memories” ha come obiettivo la restituzione e condivisione della memoria storica del passato coloniale con i nostri ex colonizzati. Siamo partiti, per ora, lavorando sulle fonti private e sul materiale soprattutto fotografico, individuato in una ben definita area geografica (Modena e provincia), e abbiamo fatto riferimento a un preciso episodio storico (l’aggressione all’Etiopia e la creazione di un effimero impero coloniale, 1935-1941). Per “restituzione” di queste fonti visive e private intendiamo la restituzione di copie dei documenti originali, che grazie alla tecnologia odierna possono essere riprodotti perfettamente.
Attraverso l’uso dello scanner e la digitalizzazione, gli album privati e le foto, i diari e gli altri documenti che raccontano la nostra avventura coloniale diventano documenti “salvati”, che possono essere messi a disposizione di tutti in fondi creati ad hoc, e un domani in un portale multimediale in internet. Nel nostro caso i documenti e gli album di famiglia raccontano una storia che non è solo italiana, ma anche africana. Gli italiani, a differenza degli etiopi, avevano a disposizione le macchine fotografiche, in quegli anni diventate di uso comune in Europa. Quella memoria visiva che gli italiani si sono portati a casa, e che spesso giace dimenticata nei bauli e nelle soffitte, rappresenta non solo un frammento di storia nostra, ma anche di storia loro.
Il nostro progetto vuole recuperare, restituire e condividere la documentazione visiva di questo passato comune. L’obiettivo è un approccio di condivisione agli studi coloniali attraverso una riflessione congiunta fra studiosi italiani e ricercatori di area ex coloniale.
La nostra speranza è di creare una procedura di studio e un metodo di lavoro che possano essere usati da altri, in grado di stimolare iniziative simili non soltanto da parte dei privati (o della società civile) ma anche da parte degli archivi statali e delle istituzioni pubbliche italiane.
ORIGINI Il progetto è nato da un insolito incontro fra ricerca storica e volontariato: due organizzazioni no profit di Modena, operanti in Etiopia, Moxa e Hewo, hanno commissionato a un docente universitario, Paolo Bertella Farnetti, una ricerca storica sull’esperienza dei modenesi che avevano partecipato all’avventura coloniale italiana nel Corno d’Africa. Un modo non usuale di riflettere sul senso della propria missione, di ragionare sulla solidarietà odierna confrontandola con l’aggressione passata, quando gli italiani avevano portato in Africa guerra, occupazione e repressione. Un compito più che stimolante per uno storico, anche se non specialista in quel campo di studi.
Con il finanziamento da parte della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, l’iniziativa si è concretizzata in una mostra di notevole successo – Modena-Addis Abeba andata e ritorno – e in due pubblicazioni, nel 2007 (Paolo Bertella Farnetti (di e a c. di), Sognando l’impero. Modena – Addis Abeba (1935-1941), Mimesis, Milano 2007; Paolo Bertella Farnetti, Chiara dall’Olio, Ilaria Pulini (a c. di), Modena – Addis Abeba andata e ritorno. Esperienze italiane nel Corno d’Africa, Nuovagrafica, Carpi 2007).
Grazie a un appello pubblico che ha avuto una generosa risposta, dalle soffitte e dai cassetti modenesi è emerso un notevole patrimonio di memoria storica, soprattutto visiva: fotografie organizzate in album e sciolte, qualche diario, lettere e altri memorabilia. Quantità e qualità dei materiali raccolti, scelti e passati allo scanner per essere esposti nella mostra, inducevano alcune considerazioni:
1) l’esperienza dell’effimero impero italiano creato con l’aggressione all’Etiopia, poco considerato nei manuali e nell’insegnamento della storia, riflesso di un passato considerato pubblicamente imbarazzante, era un evento che aveva intensamente segnato i partecipanti e il cui ricordo era stato accuratamente conservato dai loro discendenti, a differenza di altri avvenimenti pur importanti e drammatici. Rappresentava qualcosa di unico per il suo mix di elementi avventurosi, romantici, gloriosi, esotici;
2) è lecito pensare, sulla base dell’esperienza modenese, che ci siano molti documenti privati di questo tipo che giacciono in nascosti depositi familiari: una miniera di immagini e testi che possono arricchire la nostra conoscenza della storia, integrando gli archivi pubblici, rendendo contemporaneamente la storia più “familiare”, più avvicinabile. Un patrimonio che se non viene recuperato rischia di andare perduto per sempre;
3) uno strumento flessibile e potente come lo scanner (ma forse anche la fotografia digitale) è in grado di creare una copia conforme all’originale di questa memoria privata, sottraendo all’oblio e aprendo allo studio e alla conoscenza un nuovo tipo di fonte che crea un collegamento fra memoria pubblica e privata, ovviamente con il consenso del proprietario.
Con la possibilità di creare le condizioni per una circolazione illimitata delle copie in luoghi fisici o virtuali, come la rete.
L’iniziativa modenese non si è conclusa con il ritorno dei fondi fotografici nelle loro sedi private, dopo l’esposizione cittadina. La mostra si è trasferita in Etiopia, su invito dell’Istituto Culturale Italiano di Addis Abeba. Qui si è venuti a contatto con una realtà locale molto carente di memorie visive e non del periodo, a fronte della ricca documentazione che proveniva da Modena, una piccola frazione di quanto può essere disponibile in Italia.
In questo quadro, dopo avere preso contatto con archivisti e storici etiopi, è nata l’idea di “restituire”, e quindi di condividere, le memorie emerse dai fondi familiari modenesi. Si è quindi chiesto ai possessori dei fondi di acconsentire (con una lettera liberatoria) alla donazione di una copia del loro materiale all’Università di Addis Abeba, da versare a loro nome in un fondo ad hoc, con la garanzia che venissero messi a disposizione di ricercatori e studenti. Grazie allo scanner, si poteva far uscire la propria vicenda dall’anonimato, arricchire la conoscenza storica generale e partecipare a un’iniziativa di solidarietà internazionale, conservando in casa gli oggetti preziosi del ricordo familiare.
Il passo successivo è stato l’avvio di una produzione pilota, che permettesse di verificare sul campo la procedura. La scelta è caduta sul ricco fondo fotografico di Pier Luigi Remaggi, ufficiale medico durante la guerra italo-etiopica, utilizzato grazie al consenso dell’erede Angela Remaggi (2 album con 681 foto, alcune centinaia di foto sciolte). È stata eseguita in questo caso una scansione di più di 400 immagini scelte dal fondo. Le fotografie, accompagnate da testi sui criteri di scelta, di catalogazione (che dovranno essere ulteriormente verificati) e note biografiche, sono state trasferite in un unico CD, donato all’Università di Addis Abeba e inviato anche all’Istituto Culturale Italiano, con una lettera di accompagnamento che spiegava le finalità dell’iniziativa:
1. Restituire al popolo etiope le memorie raccolte a Modena e renderle disponibili agli studenti, agli studiosi e al pubblico in generale
2. Stimolare iniziative simili non solo da parte di archivi privati ma anche di archivi pubblici e di istituzioni italiane
3. Incoraggiare uno studio congiunto del passato comune italo-etiope (1935-1941)
Il materiale fatto emergere e restituito sarà a disposizione del pubblico anche in Italia. L’idea di “restituire” e/o condividere i documenti in nostro possesso che riguardano un passato comune con i nostri ex colonizzati non è nuova (vedi i lavori, per esempio, di Nicola Labanca, Matteo Dominioni, Adolfo Mignemi, Alessandro Triulzi), ma non si è mai riusciti a metterla in pratica per difficoltà politiche e burocratiche, per mancanza di tecnologia user- friendly come lo scanner, perché si pensava sempre e soltanto agli archivi pubblici ignorando i fondi privati.
Forse partendo da questi ultimi, nel nostro caso fotografici e limitati a una precisa area geografica, si può arrivare a ottenere risultati, che possono creare un effetto trascinante e imitativo.
Sull’onda di questa iniziativa si è formato un gruppo di lavoro che si è accordato su un obiettivo che accetta e sviluppa il progetto “Returning and Sharing Memories”, sostenuto dall’associazione Moxa di Modena: individuazione e recupero di archivi privati coloniali, preferibilmente in forma di acquisizione definitiva, comunque almeno in forma digitale che garantisca una copia quanto più possibile fedele e professionalmente riproducibile del materiale emerso; donazione a uno o più soggetti etiopici (o altri ex colonizzati) di una copia digitale dei documenti e, contestualmente, messa on-line dei medesimi. La “restituzione” dei documenti digitalizzati dovrà essere legata a un intento di democratizzazione e di condivisione delle fonti storiche fra donatori e riceventi.
SVILUPPI Il 25 novembre 2010, presso l’Istituto Italiano di Cultura di Addis Abeba, è stato presentato il catalogo Returning Memories. Pier Luigi Remaggi in Axum, 1935-36, stampato in lingua inglese in Addis a cura di Paolo Bertella Farnetti, con gli interventi del curatore, di Alessandro Triulzi (Università di Napoli L’Orientale) e di Shiferaw Bekele (Università di Addis Abeba). Il catalogo, prodotto con il sostegno finanziario della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, ha utilizzato materiale fotografico del fondo Remaggi, con scritti che illustravano le finalità del progetto complessivo. In questa occasione per la prima volta venivano analizzate in pubblico le fotografie del fondo Remaggi, con una “lettura italiana” e una “lettura etiope”, da parte del prof. Bekele.
Nei giorni successivi, in una riunione presso l'Università di Addis Abeba, Paolo Bertella Farnetti e Alessandro Triulzi hanno discusso con i colleghi etiopici del Dipartimento di Storia la possibilità di un progetto congiunto Modena-Napoli-Addis Abeba e delle modalità di partecipazione dei ricercatori del Dipartimento e della loro formazione nell'ambito del progetto. A seguito di tale riunione, ci si è impegnati alla stesura di un documento di intesa da far firmare alle rispettive istituzioni. Il Dipartimento ha richiesto assistenza per il completamento della formazione in Italia di un dottorando di secondo anno della Addis Ababa University con una tesi sui rapporti tra Italia e Etiopia, 1941-1991, e di una giovane masteranda con interessi di genere che dovrà perfezionare le sue conoscenze linguistiche e storiografiche in Italia e sarà inserita da subito nel progetto. Il Dipartimento, oltre ad aderire al progetto, si è impegnato a iniziative congiunte, per uno scambio delle fonti e un’analisi del nostro passato comune, proponendo di avviare, sull’esempio di Modena, un censimento e un recupero di fondi privati locali.
Attualmente stiamo lavorando alla produzione di nuovi CD da restituire e condividere, in vista della cerimonia formale dell’apertura degli archivi relativi a “Returning and Sharing Memories” in Addis Abeba. In progress è anche il sito web omonimo, che darà un esempio delle “donazioni” e delle procedure, oltre a pubblicare saggi critici e testimonianze, per un confronto transnazionale.
Chi è interessato a partecipare al progetto è pregato di rivolgersi a:
Di seguito trovate i precedenti Progetti storia di Modena per gli altri
Modena - Addis Abeba: andata e ritorno è un progetto che ha permesso di ripercorrere ed elaborare in modo attuale l'esperienza umana dei numerosi modenesi in Etiopia durante il periodo dell'Impero dell'Africa Orientale (1935-1941) e anche di venire a conoscenza della situazione attuale dei numerosi discendenti dei modenesi “conquistatori” che sono tuttora residenti nel Corno d'Africa.
Con questo progetto Modena per gli Altri assieme ad Hewo–Modena, si fece promotrice di un progetto di riflessione storica su queste tematiche inedite della storia della popolazione modenese.
L’Istituto Storico di Modena, il Museo Archeologico e il Fotomuseo Giuseppe Panini aderirono al progetto che fu finanziato, oltre che da Moxa e da Hewo – Modena anche dalla Fondazione Cassa di risparmio di Modena.
Nella prima fase del progetto la cittadinanza di Modena e provincia fu invitata a fornire materiale fotografico, diari e scritti di vario genere che testimoniassero l’esperienza di modenesi, sia civili sia militari che avevano soggiornato a titolo vario nel Corno d’Africa ai tempi dell'Impero (1935 - 1941).
La risposta a tale richiesta fu superiore alle aspettative e numerose furono le persone che contribuirono con veri e propri fondi o con documenti singoli. Da allora il Fotomuseo ha avviato una raccolta di materiale fotografico di estremo interesse storico culturale, raccolta che sta tuttora continuando, perché grazie alla risonanza della mostra vari modenesi continuano ad inviare i loro materiali.
A questa prima fase seguì un importante lavoro archiviazione dei dati e dei documenti storico - biografici come preludio alla ricerca storica, ricerca che fu condotta dal Prof. Paolo Bertella Farnetti, docente universitario di Storia dell’Economia presso l’Università di Economia di Modena e Reggio Emilia e da due suoi collaboratori.
A conclusione della ricerca, nella primavera del 2006, fu allestita la mostra “Modena Addis Abeba: andata e ritorno – Esperienze italiane nel Corno d’Africa” articolata in due sedi:
al Museo Civico archeologico Etnologico la sezione I precursori, ricca di pannelli esplicativi, reperti storici e archelogici e di opere pittoriche di quelle zone africane;
al Fotomuseo Giuseppe Panini la sezione Storie del Novecento con le foto e le pagine di chi fu in Africa in quel lontano periodo.
Contemporaneamente furono pubblicati il testo “Sognando l'impero” di Paolo Bertella Farnetti e il catalogo della mostra fotografica esposta al Fotomuseo Giuseppe Panini.
Nel periodo di apertura delle mostre furono organizzate numerose iniziative collaterali:
la presentazione del volume curato da Paolo Bertella Farnetti seguito da un dibattito storico – fotografico con Adolfo Mignemi, Michele Smargiassi e lo stesso autore, svoltosi al Fotomuseo;
una tavola rotonda “Aspetti e figure del colonialismo italiano nelle memorie di vittime e protagonisti” con gli storici Angelo Del Boca e Antonio Labanca, organizzata in collaborazione con l’Istituto Storico di Modena e svoltasi nella sede dell’Istituto Storico;
tre appuntamenti con la musica e le danze del Corno d’Africa, appuntamenti con una notevole affluenza, che coinvolsero anche la comunità etiope presente a Modena e dintorni e che permisero di conoscere i costumi e le tradizioni dell’Etiopia:
Dj set con Gajamaica al Palazzo dei Musei
Afrikainpoi – danze- al Fotomuseo
Danze e musiche dal Corno d’Africa al circolo Vibra;
una cena per più di 200 persone con menù etiope cucinata da un gruppo di etiopi residenti;
una rassegna di quattro film allo spazio La Tenda a cura di ARCI Modena:
Lo squadrone bianco, regia di Augusto Genina, Italia, 1936
Abuna messias, regia di Goffredo Alessandrini, Italia, 1939
Adwa, di Haile Gerima, Italia/ USA/ Etiopia, 1998
Fascist Legacy, regia di Ken Kirby, GB, 1989
Sia le mostre che le iniziative collaterali ebbero un notevole successo di pubblico e furono segnalate anche da quotidiani nazionali, tanto che Moxa decise di continuare a lavorare su queste tematiche con un secondo progetto “Etiopia per non dimenticare”.
Il progetto ha inteso sviluppare un percorso didattico-formativo di carattere storico generale e con riferimenti alla realtà modenese che permetta al giovane pubblico delle scolaresche di confrontarsi con una parte della loro storia, l’occupazione italiana e l'immigrazione in Etiopia ai tempi dell'Impero dell'Africa Orientale, e di scoprire i rapporti passati e presenti tra il proprio territorio e il Paese etiope.
Nel contempo ha fatto conoscere al pubblico della Provincia di Modena l'esperienza umana dei numerosi modenesi in Africa Orientale dalla fine dell’Ottocento alla II Guerra Mondiale, per stimolare una riflessione su queste tematiche e capire le variegate facce del rapporto che Modena ha oggi con l'Etiopia.
Nell’intento poi di mostrare agli etiopi che le Associazioni Moxa ed Hewo, impegnate in vari progetti di co-operazione allo sviluppo in Etiopia, hanno piena consapevolezza della realtà storica che in passato ha visti coinvolti i rispettivi paesi, si è pensato di illustrare l’esperienza degli italiani immigrati nel periodo dell'Impero dell'Africa Orientale (1935-1941) al pubblico etiopico di Addis Abeba e agli italiani tuttora là residenti, con particolare riferimento alla comunità di origine modenese.
E’ stata dunque condotta una ricerca storico - bibliografica sull’esperienza coloniale italiana in Etiopia, anche con esempi di esperienze di modenesi in Etiopia ai tempi dell'Impero (1935-1941). La ricerca, realizzata da un gruppo di insegnanti e docenti universitari, in collaborazione con l’Istituto Storico della Resistenza è stata finalizzata alla redazione di un dossier (quaderno didattico + CD audiovisivo) per le scuole superiori. Con gli insegnanti interessati sarà avviato un percorso didattico che prevede il coinvolgimento diretto degli studenti anche con l’ausilio del CD. Progetto eventualmente suscettibile in futuro di ulteriore allargamento ad altri Comuni.
Ad Addis Abeba è stata allestita una mostra multimediale sull'esperienza dei modenesi in Etiopia ai tempi dell'Impero (1935-1941). La mostra è stata patrocinata anche dall’Ambasciata Italiana in Etiopia
Mostra fotografica Modena – Addis Abeba andata e ritorno sull'esperienza dei modenesi in Etiopia ai tempi dell'Impero (1935-1941), organizzata ad Addis Abeba all’Istituto Italiano di Cultura (IIC – AA) dal 10 al 17 novembre 2008
Nonostante vari contrattempi, grazie anche alla collaborazione dell’IIC – AA, tutto il materiale espositivo è giunto a destinazione e l’8 e il 9 novembre la mostra fotografica è stata allestita, come previsto. Le foto selezionate dal prof. Paolo Bertella Farnetti dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e da Chiara Dall’Olio del Fotomuseo Panini, erano raccolte tematicamente in vari pannelli espositivi, ciascuno dei quali corredato di testo in inglese a cura del prof. Paolo Bertella Farnetti. Due pannelli poi riguardavano I precursori, con immagini e testi a cura della dr.a Ilaria Pulini direttrice del Museo Civico archeologico etnologico del Comune di Modena.
Oltre ai pannelli sono state esposte anche alcune stampe e riviste dell’epoca (1935-1941) gentilmente prestate dal sig. Celso Braglia di Moxa.
Si sono recati in Etiopia per l’organizzazione e l’inaugurazione della mostra diversi volontari di Moxa ed Hewo: Marco Turci, presidente Moxa, Giancarlo Bertacchini, presidente Hewo, Elisabetta Frascaroli che si è occupata per MOXA della segreteria organizzativa e dell’allestimento, e ancora per MOXA l Celso Braglia (Moxa) e Cristiano Regina che ha ripreso l’avvenimento.
All’iniziativa, promossa da Moxa in collaborazione con Hewo e sponsorizzata anche dal Comune di Maranello, ha aderito anche la Camera di commercio di Modena che ha colto l’occasione per promuovere in Etiopia i prodotti della nostra provincia. Il dr. Daniele Dalla Valle di Promec ha trascorso quasi una settimana ad Addis Abeba impegnato in colloqui con imprenditori etiopi interessati ad esaminare possibili collaborazioni con imprenditori modenesi. Il dr. Dalla Valle ritiene che l’Etiopia possa offrire buone opportunità ed è rimasto favorevolmente colpito dal paese al punto che intende organizzare a Modena, per gli imprenditori locali, una giornata dedicata all’Etiopia e alle sue prospettive economiche.
L’IIC – AA aveva ben presentato e promosso la mostra coinvolgendo anche l’Università di Addis Abeba. Il nuovo direttore dell’IIC – AA, Dr. Bruno Bellotto, pur essendo stato nominato da pochissimo tempo, ha dimostrato grande interesse per l’iniziativa culturale da noi promossa ed ha organizzato vari incontri col prof. Shiferaw docente di storia dell’Università di Addis Abeba,
All’inaugurazione della mostra erano presente oltre 300 persone (l’auditorum era pieno), tra cui anche un folto gruppo di studenti dell’università, prevalentemente allievi del prof. Shiferaw, e vari giornalisti che hanno seguito con attenzione l’ intervento del Dr. Bruno Bellotto e la conferenza del prof. Paolo Bertella Farnetti.
L’ambasciatore italiano dr. Raffaele De Lutio ha particolarmente apprezzato il dvd di presentazione degli acquerelli del pittore modenese Augusto Valli, realizzato a cura del Museo Civico archeologico etnologico del Comune di Modena.
Alla serata inaugurale era presente anche il presidente della provincia di Modena Emilio Sabattini.
La conferenza tenuta dal prof. Bertella Farnetti, con la proiezione di numerose immagini, ha riscosso grande interesse, come testimoniato anche dal prof. Shiferaw nel suo intervento.
Al termine un rinfresco offerto dalla Camera di Commercio di Modena con i prodotti enogastronomici della nostra regione, preparato da un famoso ristoratore di Addis Abeba, Luigi Ferrari, di origine modenese.
Durante l’inaugurazione è stato girato da Cristiano Regina di Moxa, un filmato con interviste all’ambasciatore e a Bruno Bellotto, visibile su you-tube.
Grande interesse è stato manifestato nei confronti della ricca documentazione fotografica da noi raccolta nel 2007, non solo dal prof. Shiferaw, ma anche da ato Demeke Berhane, responsabile dell’archivio dell’Istituto di Studi Etiopici dell’Università di Addis Abeba.
Questo, unitamente alla sensibilità del prof. Bertella Farnetti che ha compreso appieno e condiviso lo spirito di Moxa, ha indotto a pensare di donare ufficialmente una copia del materiale da noi prodotto. Questa idea sarà presto sviluppata in un articolato progetto dal prof. Bertella Farnetti. L’iniziativa già annunciata ufficiosamente è stata vivamente apprezzata dal prof. Shiferaw e da ato Demeke Berhane, ed ha incontrato anche l’interesse del dr. Bruno Bellotto dell’IIC – AA.
I pannelli dell’esposizione sono restati in Etiopia, attualmente all’IIC – AA, in deposito in attesa di essere donati all’Università di Addis Abeba.
L’esposizione è durata una settimana ed è stata visitata anche da molte scolaresche e da tutti gli allievi (medie inferiori e superiori – liceo scientifico, ragioneria e geometri) della Scuola Italiana di Addis Abeba, che è una delle più grandi che il nostro paese ha istituito fuori dai propri confini, vi insegnano oltre 70 insegnanti italiani oltre vari etiopi. Molti insegnanti, presenti anche all’inaugurazione, ci hanno richiesto materiale didattico collegato alla mostra.
L’evento è stato favorevolmente commentato dalla stampa locale, come testimoniato dall’articolo in inglese apparso sul quotidiano Sub – Saharan Informer il 14 novembre 2008
Dunque, come già accaduto a Modena nel maggio 2007, un grande e concreto successo dell’iniziativa, superiore alle nostre iniziali previsioni.
Nel corso del soggiorno ad Addis Abeba Paolo Bertella Farnetti ed Elisabetta Frascaroli hanno avuto vari incontri con il prof. Shiferaw e ato Demeke Berhane.
Durante l’ultimo incontro ato Demeke Berhane, che ha molto apprezzato la nostra intenzione di donare copia della documentazione fotografica, ci ha mostrato alcuni album fotografici conservati all’archivio dell’Istituto di Studi Etiopici. L’archivio possiede circa un migliaio di fotografie che illustrano l’occupazione italiana dell’Etiopia.