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Dal Progetto Miele alla Rete dei Mieli

Progetto Miele - Etiopia

Primavera 2012

Progetto Rete dei Mieli e Progetto Agroalimentare

Procede con buon successo il progetto Rete dei Mieli in Etiopia in cui la nostra associazione ha come importanti partners Slow-Food e CONAPI, terre del terzo Mondo e Parma per gli Altri.
Assieme a loro Moxa, oltre incrementare la produzione del miele attraverso la formazione di apicoltori di diversi villaggi, promuove “buone” pratiche in agricoltura. Al giorno d’oggi anche in Etiopia vaste distese di terra sono spesso lavorate con grande uso di concimi e pesticidi e sfruttate al massimo non solo dagli agricoltori locali, ma anche da potenze straniere affamate di superfici coltivabili, perciò formare gli apicoltori e i contadini ai principi dell’agricoltura sostenibile è un obiettivo importante.
Nel Tigray (nord Etiopia) una legge regionale che vieta l’uso di pesticidi è stata imposta dalla forte associazione locale degli apicoltori. Non è una via facilmente praticabile in altre regioni, perché i pesticidi consentono aumenti di produzione agricola che sono vitali in zone economicamente depresse, ma è un traguardo da tener presente.
La collaborazione di MOXA con AVEC, partner nel Progetto Agroalimentare va proprio in questa direzione: promuovere un’agricoltura sostenibile, basata sulle rotazioni agrarie, sul compostaggio o concimazione naturale e sulla riforestazione. L’aumento della produzione agricola deve andare di pari passo con la salvaguardia delle ultime foreste primarie della zona, come sta facendo la cooperativa di apicoltori nella zona di Orde.

Il convegno di Hosana
Gli obiettivi e le metodiche della Rete dei Mieli d’Etiopia e del Progetto Agroalimentare sono stati al centro di un convegno che Moxa e partners hanno organizzato ad Hosana nell’inverno passato. Negli stessi giorni il miele prodotto dagli apicoltori della Rete è stato presentato anche all’ambasciata italiana e ad altre autorità civili e religiose.
Da un punto di vista pratico dal convegno in poi si è “aggiustato il tiro” sul progetto con lo scopo di facilitare l’ingresso di un numero sempre maggiore di apicoltori nelle diverse “cooperative” o associazioni che si sono formate nei villaggi della Rete.
Infatti nel corso di questi anni si è visto che gli apicoltori con meno esperienza faticano a gestire gli alveari con le moderne tecniche, perciò i tecnici volontari di Moxa stanno fornendo una serie di indicazioni (e la strumentazione necessaria) perché gli apicoltori con meno api, meno pratica e/o meno tempo a disposizione possano ottenere un miele di qualità anche dagli alveari tradizionali: i kafò.
La formazione è centrata sulle modalità di raccolta e di lavorazione di questo miele,in modo che esso non abbia sapore di fumo, abbia la giusta umidità e sia privo di impurità.
Rispettando le procedure consigliate, anche dai kafò si ottiene un miele di qualità, che oltretutto ha un contenuto in pollini 200 volte maggiore di quello ottenuto tramite centrifugazione dall’apicoltura moderna: un miele unico!

Qualche notizia dai villaggi
Wolisso - A Wolisso sono stati invitati ad entrare nella cooperativa apicoltori proprietari di un numero di arnie maggiore di quelli già presenti, in modo da avere all’interno del gruppo non solo una maggiore produzione, ma anche una maggiore professionalità, a vantaggio di tutti: alla fine le adesioni sono state così numerose che sono state costituite due associazioni di apicoltori.
Getche - Anche qui è aumentato il numero di apicoltori di Getche e dintorni che volevano entrare nel progetto e perciò sono state costituite due associazioni.
Nell’ambito del Progetto Agroalimentare è stata ultimata la costruzione del granaio che verrà diviso in due locali. Uno di essi, attrezzato in modo opportuno, sarà il laboratorio per il miele.
Wenchi – Nel negozio della Rete di Mieli di questa cittadina,che è importante da un punto di vista turistico ed è Presidio del Miele di Slow-Food, vengono venduti anche i mieli prodotti dalle altre cooperative della Rete dei Mieli d’Etiopia.
Shellalà – Alcuni formatori di Gassa Chare hanno tenuto a Shellalà lezioni di formazione in campo vivaistico e della riforestazione. A sua volta un apicoltore esperto di Shellalà ha formato in campo apistico alcuni apicoltori della cooperativa di Gassa Chare.

Progetto Cera: un progetto tutto al femminile
In Etiopia il miele viene utilizzato soprattutto per preparare una bevanda alcolica, il tegg. Il miele per alimentazione viene venduto ancora nel favo, cioè con la cera. Per mangiarlo si spreme o si succhiano pezzetti di favo. In ogni caso la cera residua viene buttata via.
Già da un anno a Shellalà si è formata una cooperativa di donne che, sostenute da un progetto di MOXA e di Parma per gli Altri, dopo una adeguata formazione hanno cominciato a raccogliere la cera degli alveari, a separarla dal miele e a filtrarla con lo scopo di rivenderla o riutilizzarla per la fabbricazione di candele o di piccoli oggetti da vendere ai turisti.
Le donne della cooperativa di Shellalà hanno portato la loro esperienza anche in altri villaggi e hanno condotti brevi corsi di formazione alle donne interessate dei villaggi di Orde, Gassa Chare, Wolisso, Wenchi e Getche.
La raccolta della cera significa eliminare un vero e proprio spreco: in Etiopia ci sono enormi quantità di cera che viene dispersa e che invece potrebbe avere un mercato sia all’interno che all’estero.
Per ora la cera raccolta dalle donne viene rivenduta essenzialmente alle cooperative che fanno apicoltura moderna e che la utilizzano per la fabbricazione dei fogli di cera per i telaini degli alveari.
Anche questo progetto, come quello agroalimentare, è in sinergia con il progetto Miele. Infatti attraverso le cooperative di donne è possibile entrare in contatto con molti altri apicoltori tradizionali, che in Etiopia sono la grande maggioranza, e far si che essi separino la cera del miele, procedura che è anche il primo passo per ottenere un miele di qualità dai kafò.

Responsabile del progetto: Vittorio Rimini

Primavera 2011
Moxa continua a lavorare in Etiopia nel settore agricolo con due progetti, quello che chiamiamo “Rete dei Mieli di Etiopia” e che sviluppiamo in parte anche con Slow Food e quello che chiamiamo “Progetto agroalimentare” e nel quale siamo partner di AVEC – PVS (Associazione di veterinaria per la cooperazione nei Paesi in via di Sviluppo).

Fra i due progetti gli incroci sono numerosi, sia perché ad esempio la casa del Miele appena realizzata a Wolisso è stata finanziata da Avec, sia perché fra le piante messe a dimora nel vivaio realizzato sempre a Wolisso all’interno del Progetto Agroalimentare , sono comprese anche piante mellifere, in modo da favorire la produzione del miele.
Sempre a Wolisso, oltre alla vasca per la raccolta dell’acqua piovana per l’agricoltura, che è in funzione, è quasi completato anche un granaio in “ciccka”, cioè in palizzate di legno rivestite di un impasto di terra e paglia, secondo un metodo di costruzione tipico della zona.
L’ultimo raccolto di miele non è stato particolarmente ricco a causa di un periodo troppo prolungato di piogge, ma è sempre più ricco dei precedenti raccolti con i vecchi bugni e gli apicoltori sono soddisfatti dei risultati complessivi.
Quelli che nei mesi passati sono stati coinvolti in corsi di formazione a Wolisso prima e in Italia poi, sono tornati ai villaggi pieni di stimoli e si sono impegnati a trasmettere le conoscenze acquisite agli altri.
Fra l’altro il nostro progetto miele è anche l’oggetto della tesi di laurea di una giovane amica che ha passato più di un mese in Etiopia aiutando fra l’altro Zerhiun nel corso di formazione sul tema della gestione della cooperativa.
In tutti i cinque villaggi finora coinvolti i gruppi hanno concordato sull’importanza di organizzarsi in cooperative: a Shellalà la cooperativa è ormai un dato di fatto ed è stata riconosciuta dal governo locale anche attraverso il dono di un appezzamento di terreno da riforestare e su cui mettere le arnie, ad Orde è ormai in dirittura d’arrivo, a Getche, Wolisso e Wondo vi stanno lavorando.
La qualità del miele si sta alzando, ci sono buone probabilità che col prossimo anno aumenti anche la produzione dunque il passo successivo sarà, oltre all’allargamento del progetto ad altre comunità, la sua commercializzazione su più vasta scala, prima sul mercato etiope e poi in Italia
Assieme al signor Zerihun, nostro corrispondente etiope, è stato preparato un giornalino in amarico che illustra i risultati raggiunti, i possibili sviluppi e l’importanza dell’integrazione fra apicoltura ed agricoltura. Il notiziario è destinato sia agli agricoltori del progetto, sia a chi in questi villaggi si dimostra interessato.
Molto successo hanno avuto fra i giovani studenti le lezioni che li hanno coinvolti in attività riguardanti l’allevamento delle api e la costruzione delle arnie.
Assieme a Parma per gli Altri abbiamo finanziato ed organizzato un breve corso di formazione per le donne sulla raccolta della cera dagli alveari . Il corso è stato tenuto da Sumoro, uno dei primi apicoltori etiopi del Progetto Miele, che ora ha una importante funzione di formatore presso tutti i villaggi in cui siamo impegnati. La formazione è durata 4 giorni e ha coinvolto 16 donne. Sette sono mogli di apicoltori della cooperativa.

La formazione ha affrontato metodi di raccolta della cera, la separazione della cera dal miele, l’uso del prodotto ( per apicoltura, candele, statuine, etc.). La valutazione della formazione è stata positiva, le donne hanno deciso di avviare una associazione per raccogliere e rivendere o utilizzare la cera.

2009

Il 2009 per Moxa è stato l’anno del miele. Si sono infatti avuti ottimi risultati in modo continuativo, sia per quello che riguarda la produzione e la raccolta del miele da parte degli apicoltori che erano entrati nel progetto già da alcuni anni e che ormai hanno superato le difficoltà relative alle nuove pratiche apistiche e sono ad un buon livello tecnico, sia per l’allargamento del progetto ad altre comunità ed infine per l’alleanza con Slow Food.

Ma procediamo con ordine. Celso Braglia, responsabile del progetto è stato in Etiopia con altri due apicoltori volontari, Maurizio Boschi e Bruno Pasini, nello scorso novembre e ci aggiorna sulla stato del progetto stesso.

Quanti sono adesso gli apicoltori coinvolti nel Progetto Miele? In quanti villaggi?
Gli apicoltori che sono entrati nel Progetto Miele e che usufruiscono del microcredito sono ormai più di 50. Il gruppo più numeroso è quello di Shallalà, dove operano 21 apicoltori che si sono fra l’altro costituiti in associazione, la ”Shelallà Beekeepers Association”. Il presidente è Sumoro Hagiso, che è anche uno degli apicoltori selezionati per diventare formatori. I membri possiedono più di 100 arnie tradizionali e una quarantina di quelle moderne, sono già inseriti nel programma di microcredito ed hanno iniziato la restituzione di miele.
Anche in altri villaggi del progetto si sono formate piccoli associazioni: a Wolisso ci sono 11 apicoltori che possiedono circa 80 arnie tradizionali e 11 moderne, sono inseriti nel programma di microcredito e dovrebbero iniziare la restituzione. A Horde, i 10 membri dell’associazione possiedono circa 90 arnie tradizionali e 10 moderne. Altri 7 apicoltori si trovano nel villaggio di Ghecce. Questi ultimi possiedono 65 arnie tradizionali e 7 moderne e come per Wolisso, inizieranno presto la restituzione del microcredito.
A Uondo, ci sono tre apicoltori con circa 100 arnie tradizionali ed un’arnia moderna ciascuno, sono nel programma di microcredito, ma non hanno ancora iniziato la restituzione.

Quanto miele è stato raccolto?
Fra Orde e Shallalà sono stati raccolti più di 6 quintali di miele dalle arnie moderne, negli altri villaggi il raccolto è stato buono, ma dato che gli apicoltori non hanno ancora iniziato a restituire il microcredito non abbiamo dati esatti sulle quantità raccolte; in media però sono circa il doppio di quello che avevano raccolto l’anno precedente da uno stesso numero di arnie tradizionali.

Perché gli apicoltori del progetto continuano ad allevare le api anche con la metodica tradizionale che dà una produzione molto minore?
Intanto la metodica moderna è decisamente più complessa ed onerosa; noi iniziamo con un’arnia a testa e ne forniamo altre quando ci è stato restituito il microcredito; inoltre ci teniamo anche a mantenere la produzione tradizionale. Infatti il miele in Etiopia, oltre che come addolcente, è anche un ingrediente fondamentale per la preparazione del tegg, una bevanda alcolica diffusissima. Se questa bevanda viene preparata con il miele estratto dalle arnie razionali ha un sapore diverso da quella preparata col miele prodotto con i metodi tradizionali e non è altrettanto gradita. Col metodo tradizionale infatti gli apicoltori usano una gran quantità di fumo per allontanare le api al momento del raccolto, questo odore rimane nel miele e contribuisce al sapore originario del tegg. Discorso diverso invece per il miele da consumare come tale: su qualsiasi mercato è più richiesto un miele puro e senza odore di fumo. Tutto ciò è una altra evidenza di come la cooperazione decentrata sia fondamentale: i progetti non possono venire calati dall’alto, ma devono essere studiati, calibrati ed eventualmente modificati con i diretti interessati!

Il miele raccolto è stato venduto? Dove? Come?
Certamente, il mercato è molto ricettivo e disposto a pagare un prezzo alto se la qualità è buona. Per lo più ogni apicoltore ha venduto il proprio miele con i suoi canali, sul mercato locale o ad Addis Abeba, dove è molto ricercato dagli stranieri che vi abitano.

Ci hai già detto che in molti hanno iniziato a restituire il microcredito sotto forma di miele: ci puoi ricordare che cosa viene finanziato da MOXA?
Noi forniamo una arnia completa, il cui costo è di circa 400 birr (20 €); il microcredito prevede la restituzione di questa cifra in 4 anni senza interessi, sotto forma di miele o di denaro, a scelta dell’interessato.

Oltre alla costituzione delle associazioni, quali sono state le novità maggiori del progetto nel 2009?
Abbiamo pubblicato due notiziari in amarico che sono stati distribuiti sia agli apicoltori del progetto sia ad altri contadini interessati all’apicoltura. Con questi notiziari diffondiamo risultati ed informazioni sul progetto, ma soprattutto essi sono uno strumento di formazione e di scambio di idee e di consigli fra gli apicoltori più esperti ed i principianti. Devo dire che per la stesura di questo notiziario, così come per tante altre fasi del progetto, prima fra tutti i contatti con le amministrazioni locali e con i contadini, è di fondamentale aiuto il nostro corrispondente etiope, Zeriun Deselagne. Zeriun, oltre all’amarico e all’inglese, parla perfettamente anche l’italiano e in questi due anni in cui ha lavorato per MOXA è stato fondamentale per rendere più spedite ed efficaci tante fasi dei nostri progetti.

In che cosa consiste la collaborazione con Slow Food?
Slow Food ha due Presidi del Miele in Etiopia. Nel 2009 ha partecipato alla formazione degli apicoltori portando in Italia alcuni etiopi del loro e del nostro progetto. Assieme abbiamo organizzato un convegno ad Addis Abeba ed un altro corso di formazione a Wolisso, con la partecipazione di una quarantina di persone.
La formazione si è valsa di professionisti come Moreno Borghesi del CONAPI. Non sono stati coinvolti i funzionari, ma gli apicoltori in prima persona ed il confronto tra i più esperti e i meno ha trasmesso a questi ultimi non solo esperienza, ma anche entusiasmo, perché si sono resi conto che la strada era percorribile anche per loro.
Inoltre Zeriun ha presentato il nostro progetto ad un convegno dei giovani apicoltori mantovani ed ha ricevuti notevoli apprezzamenti soprattutto da coloro che portano avanti progetti ecologicamente sostenibili.

E in prospettiva?
L’altra grande novità è il programma comune con Slow Food per la costruzione della Rete dei Mieli d’Etiopia in cui sono comprese le comunità che ho elencato prima e i due Presidi del Miele che SF già aveva nel paese africano. Insieme lavoreremo per allargare il progetto ad un numero sempre maggiore di apicoltori. Io, Vittorio Rimini e Zeriun Deselagne ci occuperemo di seguire gli apicoltori, mentre SF si occuperà soprattutto della comunicazione, della promozione e della commercializzazione del miele. Si cercherà di lavorare anche sul miele prodotto tradizionalmente per ottenere un prodotto finalizzato alla preparazione del tegg. Inoltre il notiziario finora pubblicato da MOXA diventerà il giornale della Rete dei Mieli d’Etiopia.
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