ATTIVITA' - INTERVISTA DEL SETTIMANALE "DA BICE SI DICE"
Volontariato. Abbiamo incontrato il dott. Marco Turci, presidente di Modenaperglialtri "In Etiopia il nostro obiettivo è ridurre la mortalità materna e neonatale senza stravolgere le radici, la cultura, il sapere tradizionale". In programma una festa per raccogliere fondi.
Di chi e cosa si occupa l’associazione e chi ne fa parte?
MoXa è un’associazione onlus formata da un gruppo di volontari impegnati a promuovere grandi e piccoli progetti di solidarietà e cooperazione in alcuni villaggi dell'Etiopia. Attualmente la Associazione conta 90 tra soci ordinari e sostenitori provenienti da diversi comuni della provincia di Modena, promuoviamo il sostegno a distanza per sfamare non solo tutta la famiglia o fornire l’aiuto economico per sopravvivere, ma anche per favorire i percorsi scolastici dei bambini meritevoli. Finora sono circa un centinaio i bambini e le famiglie di cui ci occupiamo nei villaggi di Shallala, Mendida e Taza in collaborazione con le suore della Divina provvidenza di Piacenza e con le suore di Durame. Tra i nostri progetti anche formare volontari da inviare in Africa a svolgere attività educative e socio assistenziali; - informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione delle popolazioni del terzo mondo con attenzione alla condizione femminile, collaborare con enti ed associazioni modenesi sui problemi della immigrazione, sulla accoglienza ed inserimento di cittadini dell’Africa sub-sahariana, favorire la conoscenza diretta della realtà africana da parte di cittadini modenesi anche attraverso la costituzione di un Centro di documentazione e una biblioteca specializzata; diffondere nelle scuole della Provincia di Modena di ogni ordine e grado i valori della cooperazione internazionale Bisogna avere competenze specifiche per far parte della vostra associazione?
Solo sensibilità e disponibilità perché anche da Modena si può fare e poi perché in Africa possono dare il proprio contributo non solo medici, ostetriche ed infermiere, ma anche quelle persone che non hanno competenze sanitarie. Un gruppo di volontarie rientrate proprio di recente si è occupato dell’orfanatrofio e della scuola. Hanno incontrato parecchi di questi bambini, hanno dato e ricevuto affetto, hanno anche solo giocato con loro, ma è già tanto! Le volontarie hanno portato ai bambini i regalini dei "genitori modenesi" e riportato le foto, i disegni e i pensierini dei piccoli! Modenaperglialtri, è importante dirlo, si fa garante dell’impiego del denaro del sostegno a distanza
Assistenzialismo?
MoXa è tenta di uscire dalle logiche assistenzialistiche e caritatevoli per creare a Mendida , Shallala e Taza condizioni di crescita sociale ed economica delle comunità locali, come indicato dall’Onu. In accordo e con il sostegno del governo locale sta procedendo speditamente il “Progetto miele”. Celso Braglia , nonantolano, che è l’artefice di quest’iniziativa, ha già installato diverse arnie e preso accordi affinché i contadini interessati alla trasformazione dell’apicoltura da tradizionale in razionale possano seguire una formazione professionale e chissà che miele e cera non si possano esportare in Italia. Il geologo Giulio Carpenito ha dato poi il proprio apporto professionale per canalizzare una sorgente. Non è necessario essere medici, dunque. Sappiamo che in programma c’è anche il gemellaggio con l’ospedale di Dubbo
In questo ospedale abbiamo lavorato il dr. Marco Bondi ed io, e anche un’ostetrica. E’ un buon ospedale, ma necessita di attrezzature, per questa ragione abbiamo partecipato alla gara d’appalto per disporre dei materiali dismessi dagli ospedali Sant’Agostino ed Estense. Siamo una delle quattro associazioni che ha superato la prima selezione coordinata dall’Ausl. E’ possibile che anche MoXa possa quindi contare su diverse apparecchiature che trasferirà all’ospedale africano. Non solo, abbiamo anche l’intenzione di fornire uno staff professionale in grado di insegnarne l’utilizzo e la manutenzione.
In programma ora c’è la cena degli auguri…
Il 26 novembre al ristorante il Ghirigoro. Non neghiamolo, non è solo un momento per stare insieme, mangiare le prelibatezze preparate dallo chef Rita Carino, o ballare musica country. L’intento è una raccolta fondi finalizzata alla gestione della casa di maternità che abbiamo costruito a Mendida e che dovrebbe essere inaugurata a gennaio. Per Modenaperglialtri la gestione comporta l’impegno annuale di finanziare la casa, pagare il personale che vi lavora, acquistare i materiali necessari, sostenere le attività assistenziali della c E la cena, le bancarelle della solidarietà, l’artigianato natalizio e i gadget… aiutano. Anzi chi lo volesse può prenotarsi al 059.281747 dalle 18 alle 20 La casa per partorienti di Mendida è solo un altro traguardo.
Noi abbiamo realizzato anche altri progetti, come il tucul – biblioteca a Shallala. Ma a fianco di questa casa che accoglierà le donne e i piccoli neonati, si sta sviluppando un progetto molto interessante che potrebbe coinvolgere anche una suora etiope che si sta laureando in pedagogia in Italia. Assieme a medici ed ostetriche, dovremmo riuscire a dar vita ad un progetto integrato, quindi di carattere medico, ma anche di ricerca culturale per capire come avviene l’assistenza ostetrica neonatale nei villaggi oggi, quali sono le radici culturali di questa assistenza tradizionale, come si svolge il parto, chi interviene sul parto, all’interno della comunità, capire come lavorano le ostetriche tradizionali. E la cosa interessante è che lo farebbe una persona etiope che però ha una formazione occidentale, che si laurea qui da noi, che conosce bene la nostra mentalità e nello stesso tempo può essere un punto di riferimento per le donne e quindi può condurre meglio una ricerca sul campo. E dopo la ricerca?
Dopo questo studio proporremo dei cambiamenti perché ovviamente l’obiettivo è ridurre la mortalità materna e neonatale che è molto elevata, senza però stravolgere le radici, la cultura, il sapere tradizionale., Non dimentichiamo che in Africa si sono aperti tanti ospedali magari infantili, di missionari e di associazioni sanitarie, ma il problema diffuso è che sono poche le donne che vanno a partorire in queste strutture, che non sono riconosciute dalla donne, perchè la cultura tradizionale vuole che la brava donna partorisca a casa (i rischi fanno parte integrale del percorso), una buona donna che partorisce a casa è per la comunità una donna capace, una donna che va in ospedale è una donna non all’altezza. Effettivamente sono poche le donne che vanno in ospedale, dovrebbero almeno andare in ospedale quelle che presentano rischi, patologie, problematiche. E come riconoscerle?
E’ questo il percorso che noi dovremmo cercare di introdurre, cercare di condividere con loro gli strumenti che fanno parte della nostra cultura, che noi definiamo scientifici, per poter individuare i rischi che sono individuabili prima del parto o prima che avvenga l’evento drammatico. A volte si sentono commenti del tipo “ma perché i volontari non si occupano dei problemi di casa nostra, immigrati, nomadi?
Esistono, almeno da noi, servizi e percorsi preferenziali per le categorie più a rischio. Sono comunque categorie protette, certo si può discutere se fare di più di meno… Io stesso lavoro nel centro stranieri del consultorio che per le donne straniere è un luogo di accoglienza facilitato. Se hanno problemi linguistici, di integrazione vengono anche affiancate da mediatrici culturali e le nostre strutture e i nostri professionisti sono sempre a disposizione.
Fonte: www.dabicesidice.it
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